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Le donne che fanno decollare l'Africa

Allianz Knowledge

Le donne che fanno decollare l'Africa

L'istruzione femminile si sta dimostrando la chiave di volta per spezzare il circolo vizioso sovrappopolazione-sottosviluppo perchè permette di contenere il tasso di natalità entro limiti accettabili. E ciò moltiplica le prospettive di crescita.

Per la prima volta dagli anni '60, per l'Africa si aprono concrete opportunità di sviluppo economico e di benessere, tanto più consistenti quanto più strutturale risulterà essere l'inversione del trend demografico che si è innescata da qualche anno in diversi Paesi del Continente. Al vecchio circolo vizioso costituito da alti tassi di natalità cui si accompagna un alto grado di sottosviluppo, si sta progressivamente sostituendo un rapporto demografico più favorevole.

Children South Africa

"Negli anni a venire gli stati africani avranno un'opportunità storica di sconfiggere la povertà, a condizione che vengano intraprese azioni corrette", dice il professor Michael Hesie, economista capo e responsabile dello Sviluppo di Allianz, riassumendo i risultati dell'ultimo Allianz Demographic Pulse. Certo le differenze sono enormi, basti pensare al fatto che le sei nazioni africane che si sono qualificate per la fase finale dei Mondiali sono tra le più popolose del Continente e che però la Nigeria ha oltre tre volte gli abitanti del pur popoloso Sudafrica (158 milioni contro 50). Ancora più marcate le differenze culturali, climatiche ed economiche tra gli stati dell'Africa centrale, settentrionale e meridionale. Tuttavia, lo studio osserva come nei Paesi più prosperosi (Egitto, Algeria, Marocco, Botswana e Sudafrica), vale a dire con un prodotto interno lordo pro capite superiore ai 1000 dollari, il tasso di natalità è inferiore a 3 bambini per donna. E il punto chiave - sottolinea l'Allianz Demographic Pulse - è rappresentato dall'istruzione femminile. Le donne nella nazioni africane con più alto tasso di analfabetismo tendono ad avere più figli di quelle con un tasso di analfabetismo più basso: in Sudafrica dove circa il 90% delle donne è in grado di leggere e di scrivere, il tasso di natalità è di 2,5 bambini per donna, mentre in Ciad, con l'80% delle donne analfabete, il tasso è di 6,3 bambini per donna.

"Negli ultimi anni, la maggior parte dei Paesi africani ha sempre investito nella formazione delle ragazze - spiega il professor Heise -. Un esempio calzante è la Nigeria, un Paese in cui il tasso di analfabetismo è del 71,5% tra gli uomini, ma del 48,8% tra le donne. La Nigeria ha nel frattempo posto maggiormente l'accento sulla formazione delle ragazze con il dichiarato obiettivo di abbassare il tasso di natalità di almeno 0,6 figli per donna ogni cinque anni". Alla luce di tali sviluppi incoraggianti, le Nazioni Unite, tra gli altri, assumono che la tendenza al ribasso dei tassi di natalità in Africa è destinata a continuare e - specularmente - le prospettive economiche sono destinate a migliorare.

La conseguenza del calo delle nascite in una società con una tradizione di molti bambini per donna è che nei decenni successivi la percentuale di persone con un lavoro retribuito nella popolazione aumenterà. Come risultato, il "segmento produttivo" della società dovrà prendersi cura di un numero significativamente inferiore di persone "a carico", cioè bambini e anziani. In questo contesto, Pulse Allianz parla di "dividendo demografico", anche se naturalmente saranno necessarie una maggiore stabilità politica e ulteriori progressi sulla strada delle riforme economiche. "Un' Africa prospera può aiutare molto a compensare gli effetti dell' invecchiamento della società su scala mondiale - conclude il professor Heise - È nel nostro interesse dedicare tutta la nostra attenzione all'Africa, non solo ora che ospita la Coppa del Mondo".