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Avviare un’attività: quale forma giuridica scegliere per la tua idea di business?

Hai un’idea di business e vorresti trasformarla in un’attività vera e propria, magari con una veste più strutturata o “ufficiale”? È un momento importante, in cui spesso ci si chiede quale sia la strada giusta: esercitare come libero professionista, costituire una società oppure fondare un’associazione.
Domande come “Devo aprire la partita IVA?” sono molto frequenti, ma è fondamentale chiarire un punto: la partita IVA non è un’alternativa alle altre opzioni, bensì lo strumento necessario per esercitare un’attività economica abituale, indipendentemente dalla forma che questa assume.

Società, professionisti e alcune associazioni devono infatti dotarsene per operare legalmente.
Capire quale sia la soluzione più adatta alla tua idea richiede quindi di partire dalle sue caratteristiche e dal tipo di attività che intendi svolgere. In questo articolo ti aiutiamo a fare chiarezza, partendo da alcuni dati utili.

In questo articolo cerchiamo di darti una mano, iniziando dai dati. 

Fra le scelte più delicate per la tua impresa c’è indubbiamente quella relativa alla forma giuridica che questa dovrà assumere. Nell’ordinamento italiano esistono infatti diverse modalità e formule organizzative attraverso le quali si può avviare un’attività per la produzione e/o scambio di beni e/o servizi ognuna con caratteristiche diverse.

La distinzione fondamentale cui puoi fare riferimento è senza dubbio quella tra:

  • impresa individuale, che ha a capo un'unica persona fisica, la quale è titolare delle posizioni attive (diritti), ma anche di quelle passive (obblighi) discendenti dalla gestione dell’impresa.
  • impresa collettiva (o società), che coinvolte più persone a vario titolo e/o ruolo riuniti per lo svolgimento di una medesima attività; costituisce una forma più elaborata d’impresa e presenta pertanto più garanzie ma anche più limiti all’autonomia organizzativa e decisionale dei singoli.
  • forma associativa (culturale, di promozione sociale, sportiva dilettantistica, etc), che è per definizione senza scopo di lucro, costituita da un gruppo di persone che si uniscono per perseguire un obiettivo comune di natura culturale, sociale, sportiva o benefica. Ha una propria autonomia giuridica e patrimoniale, regolata da uno statuto, e può essere riconosciuta (con personalità giuridica) o non riconosciuta. Le associazioni non possono distribuire utili tra i soci e devono reinvestire eventuali ricavi nelle attività che promuovono.

Se quindi per dare vita ad una tua impresa individuale o a un’associazione non si richiedono particolari formalità, se non l’apertura di una partita Iva e – talvolta – l’iscrizione presso la camera di commercio sul registro delle imprese, non altrettanto può dirsi per le società, per le quali bisogna rispettare la disciplina dettata dall’ordinamento e diversa a seconda del diverso “tipo” societario.

Una società è decisamente la forma più strutturata tra quelle che abbiamo elencato e, di solito, si arriva a costituirne una quando l’idea è ben avviata e concreta, non fosse altro che per costituire una società bisogna considerare dei costi, al di là dell’investimento iniziale, compreso quello del notaio per la registrazione dell’atto costitutivo.

Le società si distinguono in sei diversi tipi, riconducibili a due grandi categorie:

  • società di persone (società semplice, in nome collettivo, in accomandita semplice);
  • società di capitali (società per azioni, a responsabilità limitata, in accomandita per azioni).

Nelle prime l’elemento della collaborazione tra i soci tende a prevalere sull’elemento economico. Infatti, in linea generale, i soci partecipano direttamente alla gestione della società e le decisioni tendono a essere prese con criteri di parità, salvo quanto stabilito diversamente nell’atto costitutivo. Tuttavia, esistono differenze significative all'interno di questa categoria: ad esempio, nelle società in accomandita semplice (SAS), solo i soci accomandatari hanno responsabilità illimitata e potere gestionale, mentre i soci accomandanti hanno un ruolo più limitato e non partecipano alla gestione.

Nelle seconde invece l’aspetto finanziario è prevalente: l’amministrazione della società può essere affidata a soggetti diversi dai soci, scelti da questi ultimi, e il peso di ciascun socio in questa e in altre decisioni è legato alla quantità di denaro da lui investito nella società.

Scegliere tra società di persone e società di capitali dipende molto dalle tue necessità organizzative e dal livello di rischio economico che sei disposto a sostenere. Le società di persone (società semplice, in nome collettivo, in accomandita semplice) sono caratterizzate da una maggiore semplicità nella costituzione e gestione, ma implicano responsabilità personale illimitata dei soci per debiti e obbligazioni. Secondo il Ministero dell’Economia e delle Finanze, queste società rappresentano circa il 3,21% delle imprese.3

Le società di capitali (come Srl e SPA) garantiscono invece una responsabilità limitata al capitale investito ed escludono, quindi, i capitali personali dei soci. Secondo l’ultimo il MEF è circa il 25% delle imprese in Italia, confermando questa forma societaria come la più diffusa grazie alla flessibilità gestionale e alla protezione patrimoniale offerta ai soci.

Per poter costituire una società devi assicurarti di avere:

  • Almeno un socio con il quale costituire la società
  • un atto costitutivo e uno statuto della società
  • la disponibilità di un capitale, la cui prova di pagamento va presentata al notaio
  • indirizzo PEC che contenga il nome della società
  • firma digitale di tutti i soci che dovranno sottoscrivere atti e documenti.

Costituire una società implica diversi costi iniziali e obblighi fiscali. Ad esempio, se per una Srl semplificata (Srls) il capitale minimo da versare è di 1 euro, nel caso di una Srl ordinaria si parte da 10mila euro. Le spese notarili oscillano mediamente tra 1.500 e 2.500 euro, a cui aggiungere, annualmente, una tassa di concessione governativa annuale e l'imposta di bollo per i libri sociali, la tassa per il deposito del bilancio e i diritti annuali della Camera di Commercio, per un totale di circa 700 euro.5

Per una società di persone, invece, i costi notarili sono leggermente inferiori (1.000-1.500 euro), ma la responsabilità personale dei soci sui debiti potrebbe comportare rischi economici maggiori a lungo termine.

In entrambi i casi ci saranno da considerare i costi annuali di un commercialista che tenga contabilità e fiscalità.

Se stai pensando che la società sia “troppo” per sviluppare la tua idea, potresti valutare la possibilità di aprire una partita Iva come impresa individuale.

In questo caso la procedura è semplice e veloce: basta rivolgersi all’Agenzia delle Entrate6 compilare il modello AA9/12 da inviare anche via PEC. Non ci sono costi per l’apertura e l'iscrizione al Registro delle Imprese prevede una spesa di circa 100 euro tra bolli e diritti camerali. La gestione fiscale è più snella, con costi di tenuta contabile inferiori rispetto a una società, solitamente attorno ai 400-800 euro annui per il regime semplificato e 800-1200 per il regime ordinario.7

"La partita IVA non è un’alternativa alle altre opzioni, bensì lo strumento necessario per esercitare un’attività economica abituale, indipendentemente dalla forma che questa assume."

Se scegli di aprire una partita IVA ti sarà richiesto di definire il tuo ambito di operatività all'interno di una classificazione di codici di attività economiche noto come Codice ATECO.

L’ATECO è la classificazione delle attività economiche adottata dall’Istat per finalità statistiche cioè per la produzione e la diffusione di dati statistici ufficiali. La gestione della classificazione è aggiornata sia al livello nazionale che internazionale e, in Italia, è utilizzata anche per altre finalità di natura amministrativa (ad esempio fiscali), ecco perché potrebbe essere importante scegliere quella giusta.

Dal 1° gennaio 2025 la classificazione in vigore è ATECO 20258 e che è stata adottata operativamente a partire dal 1 aprile 2025.9

La partita Iva come impresa individuale è la forma utilizzata da liberi professionisti, freelance o piccoli artigiani, soprattutto se i ricavi annui previsti sono inferiori ai 65.000 euro, soglia entro cui si può accedere al regime forfettario beneficiando di una tassazione agevolata al 15% (5% per le nuove attività nei primi 5 anni).

La società è invece preferibile se hai in mente un’attività più complessa, con collaboratori stabili, investimenti importanti o se desideri limitare la responsabilità personale.

Il modello associativo può essere una scelta efficace per dare forma a un progetto collettivo in ambito non profit (come attività culturali, sociali, sportive o ricreative).
Nel 2023 in Italia si contavano oltre 300.000 associazioni attive, a conferma della diffusione e versatilità di questa forma giuridica10 . È spesso adottata per iniziative di volontariato, promozione culturale o sport dilettantistico.

Per tutte le associazioni è possibile operare con il solo codice fiscale e la Partita Iva è solo necessaria nel caso in cui si effettuino attività commerciali (promozione di prodotti o servizi) in modo continuativo pur sempre restando no-profit. Se invece si parla del semplice incasso delle quote associative, di contributi occasionali o donazioni, non è necessaria la partita iva.

Ad esempio, un’associazione culturale che promuova uno spettacolo teatrale e lo venda ai direttori artistici ha bisogno di una partita iva per poter incassare il cachet.

Dal 2024, con la riforma dello sport entrata definitivamente in vigore, per fondare un’associazione sportiva dilettantistica (ASD) è obbligatorio iscriversi al Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche, tenuto dal Dipartimento dello Sport.

Per fondare un'associazione devi:

  1. Redigere un atto costitutivo e uno statuto, firmati da almeno 3 persone (7 se vuoi chiedere il riconoscimento giuridico).
  2. Richiedere il codice fiscale all'Agenzia delle Entrate.
  3. Registrare lo statuto e l'atto costitutivo presso l'Agenzia delle Entrate (circa 200 euro tra bolli e imposte).
  4. Aprire una partita IVA solo se svolgi attività commerciale abituale.
  5. Per le associazioni sportive, dal 2024 devi iscriverti obbligatoriamente al Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche.

Il Consiglio dei Ministri del 22 luglio 202511 ha approvato, in esame preliminare, un decreto legislativo attuativo della delega fiscale12, che introduce, tra le altre, diverse novità fiscali in tema d IVA con riguardo al Terzo Settore; salvo ulteriori proroghe, tali novità entreranno in vigore dal prossimo 01/01/2026.

Una volta entrata in vigore la riforma, anche le associazioni no-profit del Terzo Settore dovranno aderire agli adempimenti che oggi sono di qualunque impresa e, in particolare:

  • Applicazione dell'IVA sulle attività commerciali svolte abitualmente dagli enti non-profit, incluse attività verso i soci (es.: corsi, vendita beni/servizi).
  • Obbligo di partita IVA se si svolgono operazioni continuative e a pagamento (es.: corsi, vendita prodotti, affitto spazi, somministrazione alimenti).
  • Necessità di fatturazione elettronica e contabilità separata per distinguere attività commerciali e istituzionali.

“Chi ben comincia è già a metà dell’opera” si sente spesso ripetere. Mai come in questo caso la saggezza popolare vale a ricordarci l’importanza di pianificare e curare attentamente la fase preparatoria e le scelte iniziali legate alla tua attività. I dati stessi ce lo confermano: quasi il 50% delle imprese sono costrette a cessare la propria attività nei primi cinque anni dal loro avvio.13

Una volta infatti individuata l’idea imprenditoriale a cui vuoi dare vita (sia essa avviare un ristorante, un bar o un negozio a conduzione familiare, un punto vendita affiliandoti ad una grande catena, una “start up” innovativa che offra beni o servizi in un settore emergente, uno studio professionale in proprio o assieme ad un collega etc.), cruciale è il momento di “validazione” di essa e, di seguito, di costruzione del tuo “piano imprenditoriale” (anche detto business plan).

Il primo passaggio, che devi necessariamente compiere, consiste allora nel verificare la concreta fattibilità del progetto che hai in mente e nel mettere alla prova la sua tenuta sia rispetto a quelle che sono le tue potenzialità (le qualifiche, competenze e inclinazioni che possiedi) sia alle condizioni (esterne) di mercato.

Nel corso di questa fase devi perciò porti una serie di domande, raccogliere informazioni o dati e svolgere determinate verifiche o analisi: l’attività che hai in mente si adatta alle tue capacità e possibilità? C’è davvero spazio in quel determinato settore o mercato (o c’è modo di farsi largo in esso) o questo è già saturo? C’è effettivamente richiesta di quel prodotto o servizio nell’area (anche geografica) in cui andrai ad operare? La tua idea, oltre ad essere buona, è “competitiva” o, in altre parole, economicamente sostenibile, redditizia? Tutte domande che devi farti prima di scommettere il tuo tempo e i tuoi soldi in una impresa.

Una volta sicuro che la tua idea è effettivamente valida e può rivelarsi vincente, puoi passare alla fase attuativa: stabilire, cioè, come metterla in pratica e realizzarla concretamente.

Ora che conosci l’ABC del fare impresa, ricorda però che, oltre a poter mettere al riparo il tuo patrimonio costituendo una società per dare vita alla tua impresa destinando ad essa una parte soltanto dei tuoi beni, hai a tua disposizione anche altri strumenti con cui premunirti da eventuali spese o perdite inattese in cui potresti incorrere nello svolgimento della tua attività.

Furti o incendi, danni a macchinari o ad apparecchiature, responsabilità civile, vertenze con i dipendenti o controversie legali con i clienti possono costituire piccoli e grandi inconvenienti quotidiani. È importante proteggersi con delle soluzioni assicurative flessibili e su misura per la tua impresa, come quelle che Allianz ti mette a disposizione.

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