Argomenti
- Rinuncia all’eredità: cos’è?
- Quali sono gli effetti della rinuncia all’eredità?
- Quando conviene rinunciare all’eredità?
- Rinuncia all'eredità con beneficio d’inventario: una prima forma di tutela
- Altre accortezze per decidere se rinunciare a un’eredità
- Come si attua la rinuncia all’eredità?
- I tempi della rinuncia all’eredità: i termini
- Quanto costa l'atto di rinuncia all’eredità?
- Errori da evitare se vuoi rinunciare all’eredità
- Come proteggere te stesso e la tua famiglia dai debiti ereditari
- Eredità con debiti quando ci sono figli minorenni
In breve
Scoprire di essere beneficiario di un’eredità inattesa, chi non se lo augura? Eppure, a volte, la sorpresa di lascito ereditario non è così esaltante: potrebbero esserci debiti da pagare superiori ai crediti, anziché appartamenti o capitali inaspettati. Si tratta di una situazione che può verificarsi e che porta molte persone a valutare la rinuncia all’eredità come possibile forma di tutela.
Ma cosa significa davvero “rinunciare all’eredità”? Quando si può (e quando no)? E come puoi tutelarti, se ti trovi di fronte a un patrimonio ereditario che comprende anche debiti?
Scopriamo insieme come funziona la rinuncia all’eredità per debiti pregressi e in che modo puoi tutelare te stesso e i tuoi cari quando il patrimonio ereditario comprende anche debiti e altre passività.
Rinuncia all’eredità: cos’è?
Rinunciare a un’eredità sembra una cosa strana, ma dal punto di vista giuridico è una possibilità prevista e regolata dal Codice Civile (artt. 519-527).
Rinunciare all’eredità significa dichiarare formalmente di non voler subentrare nei diritti e negli obblighi della persona scomparsa che, di fatto, cede ai suoi eredi.
Più formalmente, come si legge nella pagina specifica del Ministero della Giustizia, “La rinuncia è un atto con il quale il chiamato all’eredità dichiara di non volerla acquistare, ad esempio perché i debiti del defunto sono superiori ai crediti; in questo modo egli fa cessare gli effetti verificatisi nei suoi confronti a seguito dell'apertura della successione e rimane, pertanto, completamente estraneo alla stessa”.
In pratica, è come dire: “No, grazie”.
Quali sono gli effetti della rinuncia all’eredità?
Cosa succede se decidi di rinunciare all’eredità? Vedremo di seguito che sarà necessario un atto formale registrato presso un notaio, ma quello che stai facendo è:
- dichiarare di non voler entrare in possesso di alcun bene iscritto nell’eredità. Così come l’accettazione, anche la rinuncia non può essere parziale e non può essere sottoposta a condizioni o termini (ma c’è un’altra possibilità che vedremo più avanti)
- non ereditare i debiti (mutui, cartelle esattoriali, finanziamenti, pendenze fiscali o tributarie)
- passare automaticamente agli altri eredi, secondo le regole della successione, la tua quota legittima o spettante di eredità.
In altre parole: chi rinuncia lo fa sia per i beni attivi che per quelli passivi.
Quando conviene rinunciare all’eredità?
Ci sono delle situazioni nelle quali accettare un’eredità potrebbe non essere vantaggioso.
Ecco dei casi esemplificativi.
1. I debiti sono superiori ai capitali attivi
Se il defunto ha debiti che neppure il patrimonio riesce a colmare, accettare l’eredità significa caricarsi dell’onere di doverli estinguere. I creditori potranno certamente rivalersi sui beni ereditati, ma, se non dovessero bastare, l'erede dovrebbe colmare la restante parte con il patrimonio personale.
Questa disposizione è sancita dagli articoli 752 (e seguenti) del Codice Civile, i quali prevedono la responsabilità dei coeredi del defunto al pagamento dei debiti ereditati (in proporzione alle quote ereditate).
2. Patrimonio incerto o poco chiaro
Può capitare che dentro un lascito ereditario si trovino anche cartelle esattoriali, conti correnti in rosso, debiti non ancora accertati o anche delle pendenze legali. In questi casi il richiamo alla prudenza è d’obbligo.
In molti casi, infatti, prima che emergano informazioni tangibili potrebbero passare mesi e accettare l’eredità d’istinto potrebbe significare assumersi oneri di cui non si era a conoscenza.
Potrebbe accadere quando l’eredità arriva da una persona in affari o un soggetto cosiddetto “esposto”, che - ad esempio - gestiva più rapporti bancari o aveva contenziosi in corso con enti pubblici o fornitori: le informazioni su questi procedimenti non sono sempre disponibili da subito.
Ecco perché, prima di accettare, è consigliabile richiedere una visura ipotecaria e catastale, verificare eventuali iscrizioni a ruolo e, se possibile, consultare un legale. Solo così puoi valutare se l’eredità è davvero un’opportunità.
3. Debiti tributari o debiti con le banche
I debiti tributari (come IRPEF, IMU, TARI) si trasmettono agli eredi che accettano l'eredità, in proporzione alla quota ricevuta. Solo le eventuali sanzioni si estinguono con la morte del contribuente, quindi vale sempre la pena controllare.
Rinuncia all'eredità con beneficio d’inventario: una prima forma di tutela
Al fine di non incorrere nel rischio di essere chiamati a rispondere con i beni propri dei debiti ereditati, esiste una forma di tutela, una specie di “via di mezzo” che ci consente di accettare a determinate condizioni.
Si tratta dell’accettazione dell’eredità con beneficio d’inventario.
Questo caso comporta una limitazione legale della responsabilità patrimoniale dell’erede verso i debiti ereditari entro il valore massimo dell’eredità ricevuta. Questo significa che, se nella successione si verifica che le passività dovessero essere superiori ai capitali, l’erede dovrà comunque pagare i debiti ma solo con il patrimonio del defunto, cioè entro il valore del patrimonio stesso e non con beni propri.
Il beneficio d’inventario deve essere formalizzato da un notaio o dal cancelliere del tribunale dove è stata parte la successione ed è un diritto dell’erede.
Altre accortezze per decidere se rinunciare a un’eredità
Prima di decidere se accettare o rinunciare, è importante capire cosa stai ereditando davvero.
Ecco i passi da fare per proteggerti:
- Richiedi un certificato dei carichi pendenti del defunto (Agenzia delle Entrate, Equitalia, INPS).
- Controlla la presenza di ipoteche o mutui sugli immobili, tramite una visura catastale e ipotecaria.
- Chiedi ai creditori di presentare eventuali richieste: se emergono debiti, puoi ancora scegliere la rinuncia o l’accettazione con beneficio d’inventario.
- Non toccare nulla prima di aver deciso: anche un piccolo gesto (ad esempio, incassare un affitto) può equivalere a un'accettazione tacita.
- Consulta un notaio o un avvocato esperto di successioni, che può analizzare la situazione e consigliarti la strada migliore.
La legge ti dà tempo e puoi usarlo bene.
Come si attua la rinuncia all’eredità?
La rinuncia all’eredità è un atto formale, da presentare al Tribunale del luogo in cui si è aperta la successione (di solito, l’ultimo domicilio del defunto). Per attuarla hai due modalità:
- Con un atto notarile (cioè, recandoti da un notaio che redige un atto pubblico)
- Con una dichiarazione formalmente resa presso la Cancelleria del Tribunale.
La dichiarazione viene poi iscritta nel registro delle successioni, rendendola ufficiale e opponibile a terzi (cioè, ai creditori e agli altri eredi).
I tempi della rinuncia all’eredità: i termini
Il termine generale è di 10 anni dall’apertura della successione, a meno che il beneficiario non sia già, come si dice in termini legali, “nel possesso” dei beni ereditati, ovvero ne possa già disporre (ad esempio, un figlio che ha comodato d’uso gratuito di un appartamento del padre defunto, una moglie che vive nella casa coniugale se il coniuge viene a mancare). In questo caso, la rinuncia all’eredità deve essere formalizzata entro tre mesi dalla morte della persona il cui patrimonio va in eredità.
Entro questi termini, il beneficiario che intende rinunciare non deve compiere atti che comporterebbero un’accettazione tacita, cioè non deve sottrarre o nascondere beni, né può disporne.
Quanto costa l'atto di rinuncia all’eredità?
Bisogna considerare una serie di costi relativi alla pratica e altri relativi alla consulenza notarile. In generale, possiamo quantificare così:
- imposta di registro (fissa): 200 euro
- imposta di bollo: 45 euro
- marche da bollo per l’inserimento della rinuncia all’interno del registro delle successioni del Tribunale competente: 48 euro
- spese postali
L’onorario del notaio è una variabile, essendo definito in base al tipo di prestazione, anche in termini di consulenza, resa al cliente.
Errori da evitare se vuoi rinunciare all’eredità
Abbiamo parlato di tacita accettazione dell'eredità, ovvero un atto che avvalora l'intenzione che l'erede abbia intenzione di entrare in possesso di una parte dei beni del defunto. Ecco quando si potrebbe verificare:
- Ritirare somme dai conti del defunto (anche piccole): è considerato accettazione tacita
- Vendere beni ereditari senza dichiarazione formale: rende la rinuncia inefficace
- Pagare debiti del defunto con denaro proprio: l’atto ti qualifica come erede
- Dimenticare di rinunciare entro i termini: trascorsi 10 anni, sei erede di diritto
Come proteggere te stesso e la tua famiglia dai debiti ereditari
Una rinuncia ben fatta ti mette al sicuro dai debiti pregressi, ma non sempre basta.
Come abbiamo detto, infatti, un’eredità alla quale si rinuncia passa automaticamente agli altri eredi. E se questi dovessero essere i figli? E se i figli fossero minorenni e non potessero legalmente decidere di rinunciare - a loro volta - a un’eredità pesante?
Eredità con debiti quando ci sono figli minorenni
Nel momento in cui un genitore rinuncia, i figli subentreranno nella quota ereditaria (e questo vuol dire che i debiti passeranno ai figli); la legge prevede, infatti, il cosiddetto istituto della rappresentazione: in pratica, il discendente (cioè, il figlio) subentra al posto del genitore che ha rinunciato o non può accettare, ereditando tutto ciò che sarebbe spettato a quest’ultimo, beni e passività comprese. Una situazione particolarmente delicata quando c’è di mezzo un’eredità gravata da debiti.
Però, per garantire la tutela del minore ed evitare casi in cui il genitore imponga una rinuncia all’eredità per altri motivi che non siano la salvaguardia, la legge stabilisce che questo atto deve essere verificato dal giudice che si assicura che le ragioni siano, effettivamente, di necessità o utilità.
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